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Nouvelles de Chrétienté 77
Nova et Vetera
S an P aolo di T arSo
© DICI
Analisi sulla vita della Chiesa
N° 10 – 2009
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Un nuovo priorato in India
Il Priorato San Bartolomeo a Fort Bassein, secondo priorato della Fraternità in India, è stato aperto per coprire
una supericie che raggruppa circa 1.200.000 anime. «Non potrò ringraziare mai abbastanza tutti quelli che hanno
pregato per le nostre intenzioni, né i superiori che hanno dato il loro avallo per le facilitazioni che ci procura una tale
decisione», dichiara don François Chazal, sacerdote francese che esercita il suo ministero in quel vasto Paese. Ecco
alcuni estratti della lettera che indirizza agli amici e benefattori della nostra missione.
Il nome di san Bartolomeo è
stato scelto perché la tradizione
insegna che l’apostolo venne in
India, inviato dopo la Pentecoste.
La sua venuta in queste contra-
de è riportata da san Girolamo e
da sant’Eusebio. Nella regione di
Bombay, all’imboccatura del iu-
me Ulhas, sulla costa ovest del-
l’India, si trova la baia di Vasai.
È lì, nello Stato di Maharashtra,
stati felici di trovare dei donato-
ri per quell’orfanotroio, al punto
che Norbert è giunto al punto di
chiederci di restare sul luogo e di
supervisionare la sua gestione. Il
luogo si è rivelato essere perfetto
per noi: aperto al pubblico, ma an-
che circondato di tranquillità e di
verde, e ricco di storia.
dolente. Così la Messa comincia
abitualmente in ritardo, ma co-
loro che assistono aumentano, ora
con 130 fedeli, talvolta perino
con 200.
Abbiamo un paio di cani ef-
icaci il cui lavoro è di svegliar-
ci quando i ladri sono andati via
o di mantenerci svegli in loro as-
senza, e che non possono difen-
dersi dagli altri cani zoppicanti
che errano per Fort Bassein! Il 15
agosto è stato un giorno memora-
bile: io mi sono ammalato, il mio
cellulare era scarico, e una dis-
creta somma di denaro venne ru-
bata dalla mia borsa. Ci siamo ac-
corti rapidamente che era assente
un ragazzo, il ladro, recentemen-
te battezzato, di dieci anni. Più
tardi una somma più modesta fu
sottratta nel mio uicio, ma sta-
volta il furto era più professio-
nale, perché il ladro era entrato
dalla inestra esterna lascian-
do del denaro per non essere no-
La Messa domenicale attira più
fedeli da quando è celebrata nel-
la chiesa di Gonsalo Garcia ogni
domenica alle 7.00 del mattino,
grazie all’Istituto Archeologico
dell’India. Non è che l’Istituto
Archeologico ci ami particolar-
mente, ma noi non poniamo pro-
blemi e non riiutiamo di ripuli-
re e mantenere il posto in ordine.
Talvolta le mucche hanno avuto
accesso alla chiesa prima di noi
e dobbiamo togliere secchi di le-
tame; altre volte il guardiano non
ci porta le chiavi e tutti restano
fuori con le sedie, i candelieri, le
valigie, la balaustra della comu-
nione… aspettando il custode in-
che dallo scorso 15 agosto si trova
il nuovo priorato. Regalo dell’ar-
civescovo Thomas Dabre! Com’è
potuto succedere?
segue a p. 22
Negli anni ’90, il vescovo tentò
di allontanare Norbert Souza, di-
rettore dell’orfanotroio Gonsalo
Garcia, per riunire alla diocesi la
totalità dei terreni e degli ediici
del Fort Bassein. Dopo aver fallito,
intimò l’ordine di sospendere tut-
ti i doni all’orfanotroio per lunghi
anni. Furono allora anni di vacche
magre per Norbert, che doveva,
per esempio, dividere in due i bi-
scotti prima di distribuirli ai suoi
orfani.
Padre Blute, superiore della
nostra missione in India, inter-
venne in quel periodo diicile e
gli dette un aiuto sostanziale di
7000 $ per rifare il tetto che mi-
nacciava di scomparire. Così s’ins-
taurò una relazione di iducia e di
amicizia. Da allora, siamo sempre
Messa nella chiesa di Gonsalo Garcia, sulla sinistra l’«organista»
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Editoriale
Il cardinale Vingt-Trois e i Re Magi
Fraternità
Sacerdotale
San pio x
Lo scorso 31 marzo, nel suo discorso d’apertura dell’Assemblea dei vescovi di
Francia, a Lourdes, il cardinale André Vingt-Trois ha espresso il suo parere sul de-
creto del 21 gennaio e il suo rancore nei confronti della Fraternità San Pio X.
Secondo il Presidente della Conferenza Episcopale di Francia, «le dichiarazioni
dei responsabili della Fraternità San Pio X e la loro calcolata difusione mediatica
fanno apparire chiaramente la loro opinione radicale su una Chiesa nella quale es-
si vogliono “ristabilire la fede”». Dal momento che tutti sanno che non v’è alcuna
crisi nella Chiesa, che l’insegnamento della fede è dispensato con tutte le garan-
zie di ortodossia, che tutti i ragazzi di Francia sono ammirevolmente catechizzati
da un gran numero di preti, il cui ricambio è assicurato dagli innumerevoli giovani
che fanno ressa all’entrata dei seminari…, il cardinale Vingt-Trois ha ben ragione
di giudicare fuori luogo la volontà della Fraternità San Pio X di aiutare la Chiesa a
ritrovare la sua Tradizione.
Un po’ prima, nel suo discorso, l’arcivescovo di Parigi rivela che egli ha scritto a
Benedetto XVI e lo ha incontrato per partecipargli la «commozione» della Chiesa
di Francia, commozione fatta di «tristezza» e di «delusione» e anche di «siducia».
Egli ha fatto sapere al Papa delle «disfunzioni» dei servizi della Curia romana: «in-
suiciente preparazione della remissione delle scomuniche», «annuncio del decre-
to prima che i vescovi ne fossero informati», e ha tenuto a manifestargli il suo «so-
stegno» e il suo timore di vedere questo «progetto di riconciliazione» rovinato da
«procedure nefaste».
Conoscendo lo zelo col quale il cardinale Vingt-Trois ha eicacemente neutra-
lizzato il Motu Proprio a favore della Messa tradizionale nell’Arcidiocesi di Parigi,
il suo desiderio di essere preventivamente informato del decreto sulle scomuniche
suona come le parole di re Erode ai Re Magi: «Fatemelo sapere, così andrò ad ado-
rarlo anch’io». E fu la strage degli Innocenti.
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sulla vita della chiesa
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Menzinghen, Svizzera)
in francese e in inglese:
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In copertina : montaggio sulla base dei mosaici di Ravenna
SOMMARIO
Un nuovo priorato in India ......................................................................................................................2
Don François Chazal
è il Concilio a dover tornare alla Tradizione della Chiesa .......................................................................4
Colloquio con Mons. Bernard Fellay
Passando dall’Istituto Universitario San Pio X.......................................................................................7
Don Philippe Bourrat
Paolo di Tarso.........................................................................................................................................12
Don Jean Bayot
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Nova et Vetera N° 10
2009
è il Concilio a dover tornare
alla Tradizione della Chiesa Colloqui con Mons. Bernard Fellay
Mentre la stampa, spesso poco o male informata, parla dei collooqui dottrinali che devono svol�
gersi tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X, due intellettuali cattolici italiani, legati alla
Tradizione, hanno preferito dare la parola allo stesso Mons. Bernard Fellay. Si legge qui l’articolo
apparso su Il Foglio del 20 marzo 2009. Il Superiore generale della Fraternità San Pio X spiega
l’importanza del dibattito a venire.
Destinatari : i vescovi di tut-
to il mondo, presso le loro sedi o,
come molti preferiscono chiamar-
le oggi, chiese locali.
Pio X, in un comunicato uiciale, ave�
te detto di voler considerare il Concilio
Vaticano II e l’insegnamento postcon�
ciliare alla luce della tradizione. Come
si dice in gergo giornalistico, è una no�
tizia?
zione che San Vincenzo di Lérins
deinisce come ‘ciò che è stato cre-
duto sempre, ovunque e da tutti’.
Il Papa è il supremo custode della
tradizione”.
Oggetto : la revoca della sco-
munica ai quattro vescovi della
Fraternità sacerdotale San Pio X
consacrati nel 1988 da monsignor
Marcel Lefebvre.
“Come si dice in gergo teologi-
co, è la sostanza. Signiica che il
Proprio il Papa, spiegando che la
chiesa non nasce con il Concilio Vati�
cano II ma due millenni prima, dice
anche che la tradizione non si può fer�
mare al 1962. Cosa ne pensa?
Mittente : Papa Benedetto
XVI, che ha colto l’occasione per
rimettere al loro posto alcune que-
stioni e, soprattutto, i fratelli nel-
l’episcopato più legati al concet-
to di chiesa locale che a quello di
chiesa cattolica e romana.
Ne è uscito un documento uni-
co in duemila anni di storia ec-
clesiale che ha suscitato i pareri
più diversi. C’è stato persino chi,
brandendone un rigo, un rigo ap-
pena, ha cercato di far dire al Papa
il contrario di quanto aveva messo
inequivocabilmente nero su bian-
co. Dal canto loro, i “lefebvriani”
sono stati in disparte con un bre-
vissimo comunicato. Hanno capi-
to che, con la sua lettera, Benedet-
to XVI ha riportato indietro l’oro-
logio a poco prima che esplodes-
se il caso Williamson. E ora, con
monsignor Bernard Fellay, il supe-
riore della Fraternità San Pio X, si
può parlare di cose serie.
Papa Benedetto XVI
“Noi non vogliamo arrestare la
tradizione al 1962. Se siamo stati
capaci di seguire tutto l’insegna-
mento della chiesa dalla sua na-
scita agli anni Sessanta, con tutti i
suoi sviluppi, signiica che non sia-
mo, come si usa dire, dei ‘issisti.
E’ vero, abbiamo posto dei proble-
mi sul Concilio Vaticano II, che
peraltro si è autodeinito concilio
‘pastorale’ e non ‘dogmatico’. Que-
sto dipende dall’evidente impossi-
bilità di inserire nella continuità
della tradizione alcune novità che
ne sono scaturite.
iltro, la luce che darà il suo vero
senso all’insegnamento postconci-
liare sarà sempre il deposito della
Rivelazione. Lo strumento per fa-
re chiarezza è il magistero peren-
ne e costante del Papa a cui Dio ha
aidato la missione di salvaguar-
dare e trasmettere la fede. In ilo-
soia si dice che un atto è preordi-
nato al suo oggetto. In questo ca-
so, l’atto è il magistero, l’oggetto è
il deposito della fede, cioè la tradi-
Ricordiamoci che la tradizio-
ne, secondo l’insegnamento del-
la chiesa, è una fonte della Rive-
lazione divina, non è un balocco
nelle mani degli uomini, neanche
dei tradizionalisti. Gli sviluppi in
questo ambito richiedono omoge-
neità, possono essere un passag-
gio dall’implicito all’esplicito, ma
non possono mai essere in opposi-
zione a quanto insegnato nel corso
dei secoli. La ragion d’essere della
Monsignor Fellay, dopo la pubbli�
cazione della lettera del Papa ai vesco�
vi sulla vicenda della Fraternità San
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è il Concilio a dover tornare alla Tradizione della Chiesa
chiesa, guidata dal Papa, sta nel-
la conservazione del deposito del-
la fede che le è stato consegnato
da Nostro Signore”.
Lei pone un legame ontologico fra
il Papa e la tradizione. Sicuramente,
la revoca della scomunica che vi aveva
colpiti nel 1988 invita a guardare in
questa direzione. Ma non tutti lo fan�
no volentieri.
“Certamente non lo fanno vo-
lentieri coloro che non hanno più
voluto ascoltare il richiamo del-
la chiesa alla militanza, al distac-
co dal mondo, alla necessità di se-
guire i comandamenti per trova-
re la salvezza eterna. Tutti questi
sono profondamente insoddisfatti
da un passo simile”.
Ecône, 30 giugno 1988: Mons. Lefebvre e Mons. de Castro Mayer ordinano quattro
nuovi vescovi
Il mondo progressista
attacca il Papa
San Pio X un’attenzione piena di deli�
catezza. Che cosa provate?
signor Lefebvre, quando decise di
procedere alle consacrazioni, pre-
se tutte le necessarie cautele al i-
ne di evitare qualsiasi pericolo di
scisma. Oggi, vent’anni dopo, sia-
mo veramente felici che Roma lo
riconosca”.
“Penso che se il Papa ha visto
in alcuni nostri sacerdoti degli ec-
cessi o delle rigidità, vede anche
qualche cosa di più. Vede la sin-
cerità, la serietà. Vede l’amore per
la chiesa e per la fede, l’amore per
le anime. Un amore pronto a sop-
portare molte soferenze per com-
piere la missione di salvare le ani-
me”.
Uno dei passaggi salienti della let�
tera del Ponteice è quello in cui si mo�
stra consapevole della crisi di fede in
cui si trova anche il mondo cattolico.
Qual è, a suo avviso, il risvolto più
preoccupante di questa situazione?
A parte alcuni intellettuali, mol�
ti cattolici hanno visto questa lettera
del Papa come l’occasione di rimettere
in riga un episcopato poco propenso al�
l’obbedienza. In alcuni punti, Benedet�
to XVI mostra di essersi sentito tradi�
to. L’Osservatore Romano mette il di�
to nella piaga accusando una parte del�
la Curia romana per la fuga di noti�
zie circa il caso Williamson, creata ap�
posta per colpire Benedetto XVI. Cosa
signiica tutto ciò?
“Se, fondamentalmente, la cri-
si della chiesa è una crisi di fede,
per conseguenza immediata è an-
che una crisi dei ministri che de-
vono tramandare questa fede, i sa-
cerdoti. Se è in crisi il sacerdote, le
grazie che devono essere trasmes-
se agli uomini attraverso il suo mi-
nistero, in particolare attraverso il
sacriicio della messa, non passe-
ranno più o passeranno molto più
diicilmente. Dunque è necessa-
ria una riforma del sacerdozio, un
ritorno al senso della vocazione e
alla santità sotto tutte le forme. Il
sacerdote è un altro Cristo, nien-
te di meno”.
Nella sua lettera, il Papa, riferen�
dosi alle ordinazioni episcopali cele�
brate da monsignor Lefebvre dice te�
stualmente “Un’ordinazione episcopa�
le senza il mandato pontiicio signiica
il pericolo di uno scisma”. Non dice “è
uno scisma”. Dunque voi non siete mai
stati staccati da Roma?
“Quando noi parliamo dei pro-
blemi del Concilio Vaticano II, ci
riferiamo anche a problemi di que-
sto genere, che oggi vengono evi-
denziati dal Papa. Non siamo noi
a dirlo, ma la storia, che durante
il Concilio si fronteggiarono due
parti, una tradizionale, rappresen-
tata soprattutto dalla Curia roma-
na, e un’altra progressista. Fu que-
st’ultima a vincere e mise in da
subito nel mirino il papato. Oggi
dimostra di essere stanca, non sa
“Noi lo abbiamo sempre det-
to. Le ordinazioni episcopali av-
vennero efettivamente senza l’ac-
cordo esplicito di Papa Giovanni
Paolo II. Ma, in quelle circostan-
ze storiche, era evidente che non
si trattasse di un atto di ribellio-
ne alla Santa Sede, né del tentativo
di stabilire una gerarchia parallela
che, efettivamente, avrebbe potu-
to dare luogo a uno scisma. Mon-
A questo proposito, pur non
ma ncando di severità in alcuni pas�
saggi, il Papa ha dimostrato nei con�
fronti dei sacerdoti della Fraternità
113553993.007.png 113553993.008.png
Zgłoś jeśli naruszono regulamin